Curare e curarsi – Il Fior di Loto

Contrastare le discriminazioni multiple

Il progetto Il Fior di Loto nasce nel 2014 dalla collaborazione tra l’associazione Verba, composta prevalentemente da donne con disabilità, e l’ASL Città di Torino – Consultori familiari, nell’ambito del più ampio progetto Prisma, recepito nel 2007 dall’amministrazione comunale su proposta di una rete di organizzazioni di volontariato e promozione sociale, di cui l’associazione Verba risultava capofila.

Prisma, incardinato nel Servizio Passepartout - Coordinamento interventi e servizi integrati per la disabilità fisico-motoria del Comune di Torino, si rivolge a tutti i cittadini con disabilità a rischio di discriminazione multipla: donne con disabilità, migranti con disabilità, persone con disabilità LGBT+, persone con disabilità in situazione di particolare fragilità socio-economica, minori con disabilità, anziani con disabilità.

In questa prospettiva, il progetto Il Fior di Loto persegue un duplice obiettivo: da un lato, garantire l’accesso alle prestazioni ginecologiche alle donne con disabilità anche grave; dall’altro, contrastare e prevenire fenomeni di violenza, abuso e maltrattamento ai danni di uomini e donne con disabilità. Il progetto si articola in modo congruente su diversi assi:

  • Prevenzione Serena e Accessibile
  • Ambulatorio ginecologico
  • Servizio Antiviolenza disabili

Prevenzione Serena è il programma di diagnosi precoce dei tumori femminili promosso dalla Regione Piemonte. Nell’ambito specifico del progetto Il Fior di Loto, esso riguarda il pap-test, ossia l’esame di screening per la prevenzione del tumore al collo dell’utero, rivolto a tutte le donne dai 25 ai 65 anni di età, che risulta pienamente accessibile anche alle donne con disabilità.

L’ambulatorio ginecologico è aperto alle donne con qualsiasi tipo di disabilità. Il servizio è garantito da un’equipe multidisciplinare composta da una ginecologa, un’ostetrica e una psicologa formata su disabilità e maltrattamenti/abusi, considerando che una parte significativa di donne con disabilità che ha accesso alle visite ginecologiche riporta in anamnesi una storia di violenza.

Infine, il Servizio Antiviolenza, organicamente collegato al Centro Antiviolenza del Comune di Torino, si rivolge a uomini e donne con disabilità vittime di violenza, favorendo la costruzione condivisa di percorsi di uscita ed emancipazione dalle situazioni di maltrattamento e abuso. Il Servizio offre varie e differenziate forme di supporto alle vittime della violenza: dal sostegno psicologico all’assistenza legale, dall’orientamento nel sistema dei servizi alla ricerca di soluzioni abitative in emergenza e più stabile sicurezza.

Medicina di genere e disabilità

Il progetto, che ha generato la nascita di un ambulatorio ginecologico accessibile, è stato innescato da uno studio sull’incidenza dei tumori femminili nelle donne con disabilità, condotto, su input dell’associazione Verba, dal Dipartimento ad attività integrata di Oncologia ed Ematologia dell’Ospedale Le Molinette di Torino. La ricerca aveva dimostrato che le donne con disabilità sono più esposte al rischio di sviluppare tumori femminili per una serie di concreti fattori interni ed esterni. I primi relativi a: sedentarietà, scarsa percezione del dolore, difficoltà nell’eseguire autopalpazione, maggiore esposizione a farmaci e radiazioni, frequente assenza di storia riproduttiva. I secondi legati all’inaccessibilità dei luoghi di cura, soprattutto quelli che riguardano la prevenzione dei tumori femminili, per inadeguatezza strutturale e impreparazione degli operatori sanitari, ma anche a causa dei pregiudizi di famiglie e operatori sociali. Tanto che si era drammaticamente rilevato che l’incidenza dei pap-test passava da oltre il 50% nelle donne senza disabilità a circa il 20% nelle donne con disabilità.

Da qui era stata avviata una lunga fase di confronto ed elaborazione con la ASL per realizzare, all’interno del sistema dei consultori familiari pubblici, un ambulatorio capace di accoglie anche le donne con disabilità, nell’ottica di garantire le pari opportunità e tutelarne effettivamente il diritto alla salute. Operativamente era stato attivato un tavolo di concertazione che ha coinvolto sia gli stakeholder cittadini, che i rappresentanti delle varie istituzioni, per ragionare attorno al concetto di accessibilità nella sua più ampia accezione. Ci si era quindi concentrati su tre dimensioni: spazio, tempo e modo, per individuare le caratteristiche da assicurare tale ambulatorio.

Rispetto allo spazio, l’ambulatorio ha un ingresso con rampa e porta automatica, un ampio ascensore, segnaletiche a pavimento per le persone cieche, locali spaziosi, presenza di un lettino ginecologico elettrico, di un sollevatore e di almeno due unità di personale per gli spostamenti, affinché alle donne sia garantita la possibilità di recarsi da sole alla visita.

In relazione al tempo, partendo dal presupposto che per una donna con disabilità il minutaggio stabilito dalla programmazione operativa delle ASL è impossibile da rispettare, si è stabilito che ogni prima visita possa durare sessanta minuti, mezz’ora per quelle di controllo e venti minuti per il pap-test. Un’attenzione particolare viene riservata alla puntualità delle visite, il cui mancato rispetto da parte della struttura potrebbe confliggere con i vincoli posti alle donne con disabilità dal sistema dei trasporti dedicati.

Riguardo al modo, quindi agli aspetti di natura organizzativa, oltre alla presenza di un'equipe multidisciplinare, è stabilito che nello stesso accesso possano essere effettuate più prestazioni (visita ginecologica, ecografia, pap-test, visita senologica, colloquio contraccettivo ecc.) per evitare alle donne di tornare più volte. Inoltre, è prevista la possibilità di dedicare un primo colloquio alla conoscenza della ginecologa, quindi alla cura della relazione, prima di fissare un secondo appuntamento per la visita vera e propria, e ciò soprattutto a vantaggio di giovani donne con disabilità intellettiva o psichiatrica. Sempre in termini organizzativi, viene svolto un filtro telefonico direttamente dall’associazione che permette di rilevare ex ante i bisogni della donna con disabilità per facilitarne conseguentemente l’accesso.

Infine, le donne sorde segnanti possono contare sulla presenza di un interprete in Lingua Italiana dei Segni.

Accesso ai servizi

Nel corso del 2021 hanno avuto accesso all’ambulatorio, per visite generiche, colloqui sulla contraccezione, ricerca della gravidanza e gravidanza, 110 donne con disabilità, per un totale di 230 prestazioni erogate.

Il Servizio Antiviolenza ha attivato 67 percorsi rivolti a donne e uomini con disabilità vittime di violenza.

Per saperne di più
Giada Morandi
progettoilfiordiloto@gmail.com
http://www.ilfiordiloto.org